"CARROZZA 12 BIS"

Cos'è Carrozza12bis? Un luogo d'incontro libero, aperto a tutte le realtà, con relazioni orizzontali, punto di contatto e di eventuale unione tra realtà simili, luogo per scoprire che insieme si può lavorare meglio, palestra per metterci alla prova in quanto a "vivere" i principi democratici, la solidarietà tra di noi, la tolleranza, il rispetto per i più piccoli, la trasparenza nei rapporti, l'uguaglianza e il valore della dignità di chi ci circonda.
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venerdì

CREDENZE: IL “TEMPIO” DELLE NOSTRE CONVINZIONI

Cosa significa credere fermamente in qualcosa o qualcuno? Perchè quando abbiamo una convinzione, una credenza, diffcilmente cambiamo la nostra posizione di pensiero? Cos’è che rende una credenza talmente forte da farla diventare un punto fermo sul quale ci basiamo?

Proviamo a spiegare cosa è una credenza e perchè è difficile cambiare opinione in merito a ciò in cui crediamo fermamente.

Sappiamo che noi generiamo continuamente dei pensieri e che questi sono il frutto di infinite connessioni che determinano la formazione di complessi circuiti nervosi attraverso i quali viaggia l’informazione. Ma non tutti i nostri pensieri sono da noi considerati informazioni su cui fondiamo i nostri principi, la nostra “fede”, verso concetti specifici della vita.

Ad esempio quando si parla di cambiamento di un’abitudine, argomento già da me rattato nel mio articolo “Cambiamento: Vantaggio secondario”, spesso si pensa che sia sufficiente la sola volontà di farlo, ma forse poi ci rendiamo conto che non è poi proprio così. Un’abitudine, qualsiasi essa sia, al di la dell’automatismo acquisito, è sorretta anche da convinzioni forti che non è possibile sciogliere con il solo volere.

Le convinzioni sono qualcosa di potente, sono la fede, la credenza in qualcosa o qualcuno e sono radicate dentro di noi.

La differenza tra un pensiero forte nel quale crediamo fermamente e per il quale siamo anche pronti a combattere, a sostenerne la causa ed un altro pensiero qualsiasi al quale non diamo assolutamente un rilievo fondante, è che questo ultimo non poggia su una base ben solida come il primo.


Mi spiego meglio.


Potremmo dire che il semplice pensiero che si trasforma nel tempo in una credenza, è come un filamento di seta che ogni giorno si unisce a quello precedentemente già creato, per arrivare a sviluppare una corda ben consistente alla quale è legato ora il nostro pensiero sotto forma di convinzione/fede.


Vorrei fare ora un esempio ancora più pratico e vi invito quindi a prendere un foglio di carta e a disegnare nella parte alta un triangolo che possa contenere una frase. In mezzo a questa figura geometrica scriveteci una vostra convinzione, qualcosa in cui credete fermamente. Qualcosa di cui vi sentite integralmente convinti, irremovibili. Potrebbe essere qualsiasi cosa, qualsiasi affermazione, sia essa positiva che negativa per voi, ma qualcosa in cui credete. Di seguito suggerisco alcune espressioni che possono rendere meglio l’idea, potete utilizzare queste frasi se rientrano in una vostra convinzione forte oppure e credo che questo sia ancora meglio, potete utilizzare la vostra personale convinzione di cui ne conoscete bene la consistenza:



“Mi ritengo un bravo genitore”;
“Dio esiste”;
“Sono ateo”;
“I soldi sono tutto nella vita”;
“Sono una persona fortunata”;
“L’amore è la vita”;
“L’amore non esiste, tutti sono egoisti ed opportunisti”;
“La vita è solo sofferenza”;
“Mio figlio (partner) mi rende infelice (felice)”;
“Sono capace ….(sostituisci i puntini con qualcosa di cui ti senti sicuro, capace)”;
“Sono incapace ….(sostituisci i puntini con qualcosa di cui ti senti insicuro, incapace)”;


Immaginiamo di aver scritto nel triangolo la frase: “Sono capace nel mio lavoro”.

Ora, per valutare se ciò che abbiamo scritto si riferisce a qualcosa di veramente forte e concreto, qualcosa che sentiamo profondamente dentro di noi e di conseguenza quello che chiamiamo convinzione/credenza/fede, dobbiamo considerare se il concetto da noi espresso si poggia su solide basi.

Quindi, le domande che dovremmo farci per capire se ci stiamo riferendo ad una convinzione vera, sono le seguenti:


1. Cosa provo dentro di me quando esprimo questo concetto?

2. Quali e quanti sono i motivi per cui posso affermare con certezza questo mio pensiero?


A queste domande naturalmente ne puoi aggiungere delle altre che a te vengono in mente, ma se già provi solo a prestare attenzione a quelle che ti ho proposto, potresti accorgerti che queste, laddove ci sia una corrispondenza con una credenza/convinzione, generano due, tre, quattro o più risposte abbastanza dettagliate che rispondono alle motivazioni che sostengono il tuo pensiero. E visto che hai inserito la tua convinzione nella figura del triangolo, vorrei che facessi la stessa cosa per le motivazioni che la sorreggono, inserendole in dei rettangoli quante sono le motivazioni stesse, come ho fatto io nell’esempio qui sotto.




Bene!


A questo punto se hai realizzato almeno quattro motivazioni (quattro rettangoli) che ritieni possano sostenere la tua convinzione, avrai sicuramente una buona base per dire che il tuo non è un semplice pensiero per questo o quell’altro aspetto della vita che stai vivendo, ma bensì comincia ad assumere l’aspetto di una convinzione in cui inizi a crederci fermamente.

Naturalmente più rettangoli sostengono la tua convinzione, più la consapevolezza di questa ultima è forte.

Ecco! Hai realizzato ora il tuo personale “TEMPIO delle CONVINZIONI”.



Quanto abbiamo su evidenziato corrisponde certamente all’esempio di una convinzione potenziante, cioè vantaggiosa per la persona che la mette in atto. Ma cosa accadrebbe se ci si esprimesse con una convinzione negativa delle proprie capacità, che in questo esempio abbiamo voluto riferire al campo lavorativo/professionale? Non pensate che il risultato che se ne trarrebbe possa essere in qualche modo limitante per la persona stessa, per cui ne consegue che autostima, relazioni interpersonali, soddisfazione, energia e quanto altro, possano venire meno?

Immagino che pochi possano affermare il contrario e allora cosa è possibile fare se una convinzione/credenza che abbiamo instaurato dentro di noi ci limita?

Potrebbe ad esempio essere abbastanza utile mettere in dubbio tutte le motivazioni (rettangoli contenenti le frasi motivazionali) che sorreggono il nostro pensiero principale ovvero, che sorreggono il nostro “TEMPIO delle CONVINZIONI”, che in questo ultimo esempio negativo si riferisce a qualcosa di limitante.

Mettendo in dubbio le motivazioni che sorreggono la convinzione/credenza limitante (negativa), avremmo in questa ottica, un punto di osservazione diverso rispetto a quello rigido in cui ci trovavamo. Mettendo in dubbio ogni singola motivazione, potremmo renderci conto che la convinzione perde la sua consistenza, per cui sarà più facile ora lavorarci per iniziare a cambiare la situazione che consideravamo limitante.

Quando siamo convinti fermamente di qualcosa, difficilmente vengono spostate le colonne che sorreggono il nostro “TEMPIO delle CONVINZIONI”. Diciamo anzi che, più ci sentiamo attaccati dall’esterno nelle nostre convinzioni, più combattiamo per difenderle, ma quando vengono messe in dubbio le motivazioni che sorreggono la nostra convinzione/credenza/fede e questo non ha importanza se avvenga per cause di terze persone o se nasca da un nostro personale pensiero interno, il nostro “TEMPIO delle CONVINZIONI” crolla come un edifico di cartapesta. È quindi importante nell’eventualità di un cambiamento, assumere un ruolo di dubbio.

Se non altro potremmo sperimentare cosa succede e chissà…………….. forse qualcosa di diverso potrebbe accadere!

Attendo come sempre i Vs. gentili e costruttivi commenti ed approfitto per ringraziare tutti coloro che dedicheranno attenzione ai miei scritti, oltre coloro che prendendo spunto da queste pagine mi scrivono privatamente per approfondire alcune tematiche specifiche sempre molto interessanti.


Cordialmente

Massimo Catalucci

Comportamento: vantaggio secondario

Sono convinto che ogni nostro comportamento, anche quello meno desiderato e considerato da noi quindi negativo, nasconda in realtà un vantaggio secondario che è il propulsore di quello stesso comportamento.

Mi spiego meglio. Sarà capitato sicuramente a qualcuno di noi almeno una volta nella vita di trovarci in una situazione nella quale abbiamo percepito la sensazione di non avere nessuna possibilità di scelta, come fosse un comportamento coatto, obbligato, che preferiremmo sostituire con qualcos’altro; oppure trovarci nella condizione di voler fare qualcosa che non riusciamo a fare, qualcosa che vorremmo fare ma ci viene impedito da qualcuno o qualcos’altro.

In una delle probabili condizioni su indicate è fuori dubbio che dentro di noi vige un conflitto tra i nostri desideri consci e la struttura di quelli inconsci.

Mentre avvertiamo consciamente le sensazioni spiacevoli di un nostro comportamento indesiderato, ritenuto da noi non soddisfacente per la nostra persona quali organismi totali adulti, contestualmente cerchiamo di motivare razionalmente quello che facciamo, tralasciando un aspetto molto importante, quello relativo alla nostra parte inconscia.

L’inconscio è molto più potente della coscienza e dei nostri veri bisogni ne sa molto di più della coscienza stessa.

Eppure, anche laddove questo concetto sia considerato vero, nel momento in cui l’inconscio cerca di comunicare con la nostra parte cosciente attraverso un suo “linguaggio” ben definito non siamo quasi mai preparati e pronti a riconoscerlo.

Abbiamo detto che in ognuno di noi, l’inconscio, ne sa molto più della parte cosciente e di quello che desidereremmo nel nostro intimo più profondo, per cui diventa sempre più evidente che intende comunicare con la nostra parte conscia.

Ok, ma in che modo l’inconscio comunica?

E se dicessi che l’inconscio comunica spingendoci ad assumere proprio quel comportamento che vorremmo evitare, oppure a non assumere quel comportamento specifico che desidereremmo mettere in atto e che tuto questo lo fa con il fine di proteggerci da qualcosa che ritiene svantaggiosa per noi?

Strano, vero? Qualsiasi persona se dovesse commentare quanto ho appena detto, probabilmente, direbbe che ciò è illogico, irrazionale.

Infatti è vero ciò!

Da un punto di vista razionale, è sicuramente impensabile, ma siccome stiamo parlando della nostra parte emotiva, di ciò che risiede nell’inconscio, in quella parte profonda di noi, dove le regole della razionalità non trovano spazio, il tutto assume un linguaggio diverso da quello logico.

Potrei aggiungere che il modo di fare dell’inconscio, ad esempio quello di spingerci ad assumere o meno uno specifico comportamento, è come se lo facesse per attirare la nostra attenzione su alcuni aspetti importanti del nostro vissuto, ai quali noi generalmente non facciamo riferimento consciamente.

Allora se il modo di funzionare dell’inconscio è anche quello di spingerci obbligatoriamente, in maniera “coatta”, a creare comportamenti indesiderati, quale potrebbe essere lo scopo finale che lo stesso inconscio si prefigge?

Forse, se non ci limitassimo solo a considerare il comportamento indesiderato quale fastidio e cominciassimo a chiederci cosa si nasconde dietro ad esso, probabilmente scopriremmo che c’è una parte di noi con la quale dovremmo instaurare un “dialogo”, un rapporto di rispetto e collaborazione.

In noi esistono più parti che ci compongono.

Grazie a quel fantastico biocomputer (cervello), di cui siamo dotati, dalle sue caratteristiche infinite di produrre, generare, continuamente pensieri consci ed inconsci, siamo in grado di creare anche molte parti all’interno del nostro sistema psicoemotivo, che possono incorrere in conflitti tra loro.

Questi conflitti interiori, potrebbero essere celati proprio dalla nostra parte inconscia, la quale evita di farli affiorare alla nostra coscienza perchè ritiene che ciò non sia per noi produttivo, almeno fino a quando non avremo messo d’accordo proprio le parti inconsce che si trovano in conflitto tra di loro.

Rimane il fatto che proprio ciò che riseiede nella nostra parte più profonda, abbia il sopravvento sulla parte conscia governando i nostri comportamenti.

Immagino inoltre che qualcuno stia già pensando: cosa vuol dire che ci sono parti dentro di noi che non affiorano alla coscienza e che ci governano e con le quali dobbiamo instaurare un dialogo ed una collaborazione?

Comprendo che ciò può destare quanto meno perplessità, in particolare per chi è molto logico e razionale e che non sia facile da pensare consciamente quello che ho appena affermato e quanto sto per dire, ma in noi possono coesistere diverse parti di cui non siamo coscienti ma che in qualche modo hanno la funzione di prendersi cura di noi, facendoci fare appunto anche cose che vorremmo evitare.

A questo punto, potrei esasperare il concetto con questo esempio:

immaginiamo una bella donna, con una silhouette armoniosa e magra. Nel tempo i rapporti con il suo partner cominciano a vacillare e la coppia non vive più l’intesa e la complicità che viveva quando si erano conosciuti.

La donna ha anche avuto un’educazione molto rigida ed ha sviluppato delle convinzioni dentro di sé che le dicono che l’uomo con il quale vive, dovrà essere quello per tutta la vita e poi, ci sono anche i figli e per lei, loro sono comunque da proteggere.

Quindi diventa impossibile per questa donna immaginare di crearsi una nuova relazione di coppia e tutto questo sviluppa nel suo sistema psichico un turbamento emotivo. Comincia a vivere malamente sia il rapporto con il partner che con i figli e questo può estendersi anche alla sua vita sociale nelle relazioni con gli altri, anche al di fuori della famiglia, nelle relazioni interpersonali in generale, ma soprattutto con se stessa.

Ma la donna ha l’esigenza di appagare ugualmente un bisogno emotivo che si agita dentro di sé e lo fa generando un nuovo comportamento che in questo esempio, possiamo immaginare che trovi sfogo nel canale dell’alimentazione.

Il suo modo di alimentarsi cambia e lei comincia anche a cambiare le misure del suo corpo, trasformando la sua silhouette armoniosa in una forma corporea più evidente ma non invitante. Lei è consapevole che quel corpo non le appartiene, non lo vuole, ed entra in conflitto ulteriormente con se stessa, come se ci fosse qualcosa dentro di lei che le dicesse:

“guarda che corpo che hai creato! Devi smettere di mangiare nel modo come lo fai!”

Ma nonostante tenti qualsiasi intervento, anche le diete mediche controllate, non riesce a tornare come prima. Anzi, diciamo che aumenta il suo stato di stress psicofisicoemotivo. Dimagrisce ma poi riprende peso. Non riesce a capire perché, lei che ci teneva molto alla sua silhouette armoniosa e magra, vive ora una situazione antipatica e stressante.

Ora la donna anche se cosciente del degrado in cui verte il suo fisico, si trova in una situazione dove , avverte un grado eccessivo di insoddisfazione a cui cerca di dare razionalmente diverse giustificazioni.

In qualche modo crea “etichette” che possano dare luogo a risposte razionali. Comincia a fare obiettivi della sua insoddisfazione qualcosa o qualcun altri. Deve in qualche modo giustificare a se stessa (e forse ad altri) razionalmente, quale donna adulta e consapevole delle proprie azioni e capacità, la sua insoddisfazione psicofisicaemotiva .

Valutando il quadro descritto sopra, non mi meraviglierei di scoprire ad esempio che il vantaggio secondario del suo comportamento indesiderato (alimentazione scorretta) sia quello di proteggerla dall’eventualità di crearsi un nuovo rapporto di coppia che a questo punto, potrebbe rivelarsi come una libertà eccessiva e quindi trasgressiva.

Una libertà che le viene invece vietata dalla “sentinella” che risiede nel suo inconscio e che le dice che se dovesse continuare ad essere una bella donna apprezzabile fisicamente, potrebbe essere oggetto di attenzioni per l’altro sesso, spingendola appunto a trasgredire.

Ma questo lei non se lo può permettere perché il suo senso del dovere le impone di mettere in evidenza (eccessivamente) la sua famiglia, i suoi figli ed il marito (…un uomo è per sempre a qualunque costo…..).

Queste sono le regole alle quali risponde ora la donna e che le sono state indotte, prima attraverso vincoli sociali e successivamente sono diventate la base del vincolo individuale che si è creata e al quale crede profondamente dentro di sé, divenendo il riferimento inconscio che la spinge ora verso una direzione piuttosto che nell’altra.

Ecco quindi che ritorna prepotentemente la necessità di instaurare un dialogo con la parte o le parti responsabili del comportamento ritenuto indesiderato dalla persona stessa, affinché si possa creare un vero e proprio rapporto di collaborazione tra la coscienza e l’inconscio.

Questo passaggio è essenziale in quanto getterà le basi per elaborare nuove alternative di comportamento, che possano compensare, se non soddisfare al meglio, la funzione che la parte responsabile del comportamento indesiderato tentava di assolvere dietro la sua spinta emotiva, inducendo il soggetto a fare o non fare una determinata cosa.

In questo articolo ho voluto enfatizzare(1) il concetto di “vantaggio secondario” con l’esempio di un racconto immaginario, che prende comunque spunto da possibili situazioni che si potrebbero riscontrare nella vita reale.

Invito però gli utenti ad evitare di attribuire quanto da me descritto in questo articolo a proprie situazioni personali, le quali necessitano sempre ognuna di una valutazione frontale ed individuale.

In questo spazio mi interessa solo muovere alcuni argomenti che possono essere oggetto di riflessione e discussione tra i lettori delle pagine di “Più Che Puoi”.

Cordialmente

Massimo Catalucci

(1)enfatizzare: mettere in evidenza, in risalto con la parola

RIFLESSIONI

Riflessioni


Già da alcuni giorni ho in cuore il desiderio di condividere con voi o con chi ne abbia voglia e tempo, una riflessione che mi sta attanagliando il cuore…
Ci sono eventi che succedono nel nostro paese e che sembrano non toccare gli animi di chi li subisce e questa specie di apatia mi sconvolge. Forse, anzi certamente, sono fatta male io e sbaglio, ma vorrei vedere insieme a voi se è proprio così.
Tre cose sono successe che sembrerebbero slegate tra di loro, ma che vorrei mettere in relazione per riflettere insieme. Da una parte una sentenza europea che chiede all’Italia di rimuovere i crocefissi dalle aule, dall’altra una legge sulla migrazione e una che privatizza l’acqua.
Perché le metto in relazione ?

Dopo la disposizione sulla rimozione dei crocefissi, si è scatenata la popolazione…e il mondo politico tutto; molti si sono attivati per raccogliere firme; in alcune cittadine del nord, addirittura i sindaci hanno fatto un’ordinanza che impone di rimetterli nelle scuole e anzi…pensano di estenderla per i luoghi pubblici tipo gli uffici….
Sono profondamente cattolica, quindi per me il crocefisso non è solo un simbolo culturale, ma un simbolo spirituale a cui sono profondamente legata. Dovrei quindi rallegrarmi per la battaglia intrapresa…. Ma non è così.
Mi sento profondamente addolorata.
.
E’ opinione comune che il vivere attuale è frutto di una società sempre più pregna di immagini e che mentre da una parte dice di volersi battere per il recupero dei valori sani e veri, dall’altra – pur comprendendo il problema e lamentandosene – continua ad inquinare se stessa (e cosa gravissima i suoi giovani) per cui l’Apparire prevale sull’Essere e l’idolatria materialista prevale su tutto. Dov’e la coerenza?

E non è forse una battaglia per l’apparire quella del crocefisso nelle aule ?
Si, può essere giusto mettere la Croce nelle aule scolastiche, negli uffici, negli ospedali, ovunque; ma è estremamente doloroso, per una cristiana convinta, che poi si possa guardare a quella croce senza vederla veramente.
In 2000 anni, in nome della Croce, ma contro la Croce, sono state commesse le più turpi atrocità; ieri come oggi, è in nome della Croce, o nell’ignoranza di essa, che vengono consumati i delitti più aberranti; stragi di popolazioni inermi, fame, malattie, sopraffazioni, abusi ed altro. Ma quella Croce, per nostra fortuna, è anche bagnata del sangue dei martiri, del sangue di quelle stesse popolazioni sofferenti o dei poveri o degli afflitti che noi perseguitiamo senza neanche rendercene conto.

Che senso ha volerlo lì, quando stiamo condannando a morte intere popolazioni con la privatizzazione dell’acqua ? O lasciamo allo sbando e a morire di stenti persone che nel loro paese non hanno speranza? E’ avvallare uno sterminio legalizzato e dovrebbe riempirci di indignazione , dolore e volontà di cambiare le cose!!!!

Come tanti anch’io navigo su internet e su facebook…ed ultimamente ho visto un fiorire di gruppi in difesa della croce. Mi sono rallegrata ed ho cominciato ad entrare in vari di essi per vedere i commenti. Dopo averne visitati vari mi son sentita pervasa da sgomento. I “difensori della croce” da difensori si trasformano in carnefici, parole forti, violente, intolleranti contro chi la vuol togliere, addirittura contro altre religioni….! E mi son chiesta: “questa è la carità e l’amore che Cristo predica ?” E non siamo forse noi, che ci battiamo per la croce, suoi seguaci, che invece dell’apertura all’altro e dell’esempio della tolleranza di cui dovremmo dare testimonianza, ci scagliamo invece con veemenza contro chi ha opinioni differenti? Non siamo noi in questo modo, uguali a coloro che disprezziamo per l’uso della violenza, della morte, dell’oppressione ?

Il crocefisso !
Si creda o no che Gesù sia Figlio di Dio, o profeta per alcuni, o semplicemente un uomo…. È indubbio che la sua vita , la sua storia , è arrivata fino a noi e in tutto il mondo , come esempio riconosciuto di Amore per gli Altri e di ….. Coerenza, a tal punto coerente da dare la vita per ciò in cui credeva !!! Questo è riconosciuto da tutte le religioni. COERENZA.
Che direbbe oggi a coloro che si battono per metterlo nelle aule e poi….avvallano leggi, disposizioni, regole…che portano alla morte migliaia di “fratelli”?
Gli stessi , forse , che appoggiano le nuove disposizioni, sono in piazza a raccogliere firme…. Come può essere questo? Gesù dice “ io sono acqua viva….” , Acqua…acqua perché è l’elemento vitale per la vita umana….si muore prima di sete che di fame … eppure ne consentiamo la privatizzazione…un bene comune, necessario come l’aria….perchè non vendiamo anche l’aria ????

Come possiamo essere credibili agli occhi dei nostri giovani, se siamo pronti a lottare per un simbolo ( non spirituale..ma culturale.. dicono…), e poi lasciamo che metà umanità muoia ? E se realmente è un simbolo culturale, cosa rappresenta? Cosa ci vuol dire ? Che strada ci sta indicando? O è solo un oggetto come tanti , che sta bene attaccato alla parete come un quadro ( pure questo simbolo di una cultura…).? Se non si crede….perchè fare una battaglia per rimetterlo ? .. E se si crede…. Beh, allora possono bruciare tutti i crocefissi del mondo…che si continuerà a credere e “vivere”quel che si crede. E le opere, non le parole , parleranno per noi.
So di non essere nessuno, non sono famosa, non sono un politico, non sono una star, non sono una giornalista, sono…semplicemente una persona, una persona anonima come tante, come voi, come quelle che incontro ogni giorno al super, a scuola, nelle riunioni , … ed ascolto, semplicemente ascolto. C’è tanta confusione, tanto disorientamento da tutte le parti….tante difficoltà e sofferenze, tante domande senza risposta…. Dobbiamo fermarci e riflettere! Fare chiarezza. Ognuno troverà le proprie risposte, tutte legittime, ma dobbiamo trovarle .

Secondo me…ci sono troppe cose sbagliate e non riesco a trovare un senso a tutto quel che succede. Meglio sarebbe togliere il crocefisso ( che per un vero credente non cambierebbe niente…) che trasformarlo in un idolo e scusa per lavarci le coscienze….E’ perché ci sentiamo colpevoli e pensiamo che così siamo più buoni? Ci sentiamo più a posto nel poter dire…”ma io ho firmato per rimettere il crocefisso “….. O peggio ancora , usare il crocefisso, per battaglie politiche che poco hanno a che vedere con le cose spirituali !
Attenzione, ripeto che personalmente vorrei che il crocefisso restasse da tutte le parti…..ma contemporaneamente, vorrei che tutti coloro che firmano per questo, si mobilitassero in massa anche per tutti gli altri diritti umani che continuamente vengono calpestati nell’indifferenza totale !!!!!
Perché se riconosciamo la grandezza di quell’Uomo morto in croce per compiere la sua Missione , credenti e laici di ogni religione, non possiamo restare apatici e indifferenti di fronte a ciò che succede….Lui… si sarebbe voltato dall’altra parte ?

Forse, quando cominceremo a “vivere” i valori che dichiariamo a parole, i nostri ragazzi potranno tornare a guardarci con rispetto, con stima e forse cercheranno di emularci…. E questa volta certamente , avranno modelli più validi a cui ispirarsi.



Cristina Franceschi